Analisi della composizione pittorica di Klee
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“Io sono astratto con qualche ricordo” dice Paul Klee di sé stesso.
In effetti questa può essere una sintesi del suo concetto di astrattismo che è qualcosa di fortemente connesso alla realtà, all’influenza che essa esercita su tutti noi e agli stimoli che ognuno di noi, vivendoci immerso giorno per giorno, ne riceve più o meno consciamente.
Ne deriva così un’idea di pittura come reazione emotiva a tali stimoli.
Così nella pittura di Klee, anche là dove pare prevalere quasi solo libera invenzione, è sempre possibile ritrovare un elemento reale, esterno e riconoscibile benché filtrato dall’analisi e la rielaborazione della memoria.
La sua pittura è legata all’analisi del reale, ma gli oggetti diventano forme nuove, immagini suggerite per associazione all’oggetto preso in considerazione, ma che sono espressione di qualcosa che proviene dall’interno delle cose.
L’artista riceve stimoli dalla realtà esterna, rimandandone altri che gli vengono da qualcosa che è contenuto in essa.
Spesso nelle opere di Klee è sì riconoscibile lo spunto dalla realtà, reso però per collegamenti e spunti inconsci, piuttosto che per immagini riprodotte così come l’occhio le coglie; questo a conferma della convinzione che l’uomo non possa immaginare nulla che non sia già esistente in natura.
A questo può aggiungersi che la sua è una pittura che risente della sua cultura musicale: come molti suoi contemporanei, sente il “significato musicale” della pittura, privilegiando quindi la considerazione della funzione espressiva dell’arte pittorica, piuttosto che rappresentativa.
Klee è un uomo dalla vasta cultura visiva.
Ama l’arte italiana primorinascimentale, l’opera di Michelangelo, l’arte tedesca e francese, Cézanne e Van Gogh.
A Monaco entra in contatto con i “Blaue Reiter” facendo amicizia con Kandinskij, Marc, Macke, Jawlensky.
Nel 1912 incontra Delaunay a Parigi e apprezza le opere di Braque, Rousseau e Picasso.
Tornato a Monaco riprende l’avvicinamento con espressionisti e futuristi.
Inizia come grafico riempiendo fogli e fogli di disegni e solo in seguito ad un viaggio in Tunisia nel 1914, travolto dall’intensità e lo splendore della luce solare di quei luoghi, si lascia definitivamente conquistare dal colore di cui pure già intuiva le potenzialità espressive.
Ai fini della sua opera però, non da meno è l’importanza del disegno e dell’esperienza da grafico che si unisce al colore diventandone parte integrante.
La sua è una pittura intellettuale e allusiva fatta e di titoli simbolici, ma suggestivi e mai del tutto astratti, anche se attribuiti probabilmente dopo la realizzazione delle opere e non impressi a priori come primo passo di un preciso programma pittorico.
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